mercoledì 16 agosto 2017

Le nostre anime di notte - Kent Haruf


Titolo: Le nostre anime di notte
Autore: Kent Haruf
Traduzione: Fabio Cremonesi
Casa editrice: NN Editore
Pagine: 166
Prezzo: 17 euro

Ebook disponibile


Addie e Louis sono vedovi e abitano nella cittadina immaginaria di Holt, in Colorado, a pochi passi l’uno dall’altra. Si conoscono solo di vista, ma un giorno Addie fa a Louis una proposta singolare: passare insieme le notti. “Non parlo di sesso”, spiega la donna. “Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici”. Dopo un’iniziale perplessità, Louis decide di provare e i due iniziano un rapporto fatto di confidenze e racconti. Piano piano, fra Addie e Louis si instaura una grande complicità e si ritrovano a parlare degli eventi più intimi delle loro vite. Entrambi i loro matrimoni hanno attraversato dei periodi difficili, né Louis né Addie hanno raggiunto il successo professionale in cui speravano e ad un certo punto si sono ritrovati da soli. La loro relazione, però, non nasce dalla solitudine, ma dall’incontro di due persone che sentono di avere delle affinità. Inoltre, entrambi sono consapevoli di trovarsi nell’ultima fase dell’esistenza e decidono di andare incontro al destino tenendosi per mano. Il romanzo è permeato da un forte senso di urgenza e di incertezza su quanto tempo i protagonisti potranno ancora trascorrere insieme. Il loro legame non viene compreso dagli abitanti della cittadina di provincia in cui vivono, eppure sembra dare serenità al nipotino di Addie, spedito bruscamente dalla nonna quando i suoi genitori attraversano una crisi coniugale. Il senso di urgenza è probabilmente dettato anche dal fatto che questo romanzo è il testamento di Haruf: l’autore, infatti, lo scrisse dopo aver ricevuto la diagnosi di una grave malattia e non riuscì a vederlo pubblicato. Il desiderio di Haruf di terminare il libro si percepisce anche nello stile minimalista ed essenziale, che a me ricorda un po’ quello dei romanzi di Elizabeth Strout. Ci sono molti dialoghi, spesso le frasi sono brevi e nulla è ridondante, ma l’intensità dei sentimenti dei protagonisti arriva intatta al lettore.

Colonna sonora consigliata: Notturni, Chopin.

Dal romanzo è stato tratto un film per Netflix, disponibile del 29 settembre, con Jane Fonda e Robert Redford (trailer).

martedì 9 maggio 2017

Salone Internazionale del Libro di Torino - Trentesima edizione





Dal 18 al 22 maggio si terrà il Salone del libro di Torino, come di consueto al Lingotto. Il filo conduttore è "Oltre il confine".

Potete trovare tutte le informazioni nel sito ufficiale.



domenica 7 maggio 2017

Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino

Traduzione: Lydia Origlia
Casa editrice: Beat
Pagine: 652
Prezzo: 13.50 euro

Ebook disponibile


Le quattro casalinghe del titolo (che in originale è Out) in realtà sono quattro donne che fanno amicizia allo stabilimento di colazioni in scatola in cui lavorano. Si ritrovano per il turno di notte, che è pagato un po’ meglio di quello diurno, ma è faticoso e alienante. Le loro vite private non sono più soddisfacenti: Yayoi, la più giovane e bella delle quattro, ha un marito ubriacone e due figli piccoli, Yoshie è vedova e vive con la figlia adolescente e una suocera invalida e cattiva. Masako ha un marito che amava, ma che con il tempo si è trasformato in un estraneo e Kuniko è strangolata dai debiti contratti per comprare abiti costosi e un’auto straniera. In una soffocante sera d’estate, il marito di Yayoi torna a casa e le confessa di aver perso tutti i risparmi di famiglia al baccarat. La donna perde la testa e lo strangola con la cintura dei pantaloni, poi chiama Masako e le chiede di aiutarla a far sparire il cadavere. L’amica accetta e coinvolge anche Yoshie e Kuniko promettendo loro del denaro. Da qui parte una serie di eventi che, nel bene o nel male, cambia per sempre le loro vite.


Le quattro casalinghe di Tokyo non è un romanzo facile. Le uniche frequentazioni letterarie che avevo sul Giappone mi derivavano da alcuni romanzi di Banana Yoshimoto letti anni fa, che mi avevano lasciato dei vaghi ricordi di tè, ciliegi in fiore e sentimenti delicati. Il romanzo della Kirino, invece, potrebbe essere un film di Tarantino per le immagini crude e il sangue che in alcuni punti schizza dappertutto. Ma non c’è solo la violenza: gli altri protagonisti del libro sono la solitudine e il senso di oppressione di queste donne che si sono ritrovate intrappolate in delle vite infelici, in cui ci sono solo lavori da svolgere e incombenze da sbrigare. Nessun personaggio ha dei legami significativi con i propri familiari, i vicini di casa sono presenze pronte a sbirciare e a giudicare le vite degli altri, ognuno è solo. Le quattro donne si ritrovano unite da un segreto gravoso e tutte cercano una via d’uscita dalla propria esistenza, quell’out del titolo originale che spesso sembra impossibile raggiungere. È un romanzo avvincente, ma ho preferito leggerlo con lentezza per prendere un po’ le distanze dalla sofferenza e dall’angoscia delle protagoniste. Quasi tutti i rapporti umani sono superficiali, non c’è amore, non ci sono eroi, ognuno va avanti come può e i soldi non bastano mai. A me è piaciuto perché mi ha aperto una finestra su un mondo che non conoscevo, che forse è quello che i buoni romanzi dovrebbero fare.


giovedì 15 settembre 2016

Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeth Strout


Traduzione: Susanna Basso
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 161
Prezzo:  17.50 euro

Pochi mesi fa mi sono imbattuta in Olive Kitteridge della Strout e sono rimasta fulminata dal modo di scrivere di questa autrice. La trama di Olive Kitteridge ruota intorno alla vita degli abitanti di una piccola comunità del Maine. Non ci sono eventi eclatanti: c’è l’esistenza di un piccolo campionario di umanità, ognuno alle prese con piccoli e grandi problemi quotidiani, con il proprio carattere e i propri gusti. Se l’autore non sapesse scrivere, un romanzo così risulterebbe noioso. La Strout, invece, possiede una capacità incredibile di scegliere le parole, di sezionare le emozioni dei personaggi e mostrarle al lettore in tutte le loro contraddizioni. Non ha uno stile complesso o artificioso, tutt’altro: racconta la vita così com’è, senza fronzoli, con una chiarezza abbacinante.

Veniamo a Mi chiamo Lucy Barton. A New York, una donna deve trascorrere in ospedale alcune settimane per le complicanze seguite a un’appendicectomia. Ad un certo punto sua madre, con la quale Lucy non ha contatti da anni, viene a trovarla. Nei pochi giorni in cui si trattiene in ospedale, fra le due donne si riallaccia un dialogo bloccato da tempo. Per tenerle compagnia, la madre le racconta vicende accadute ad abitanti del paesino dell’Illinois in cui Lucy è cresciuta e le parla del fratello e della sorella. Fra i silenzi di quello che la madre non dice, però, Lucy racconta la sua storia: un’infanzia poverissima, segnata da mancanze di cure genitoriali al limite dei maltrattamenti, il disagio provato quando nessuno dei suoi compagni di scuola voleva  giocare con lei. E il riscatto, iniziato nel momento in cui Lucy, pur di non tornare alla casa gelida alla fine delle lezioni, decide di rimanere al caldo a scuola il più possibile e, dopo aver finito i compiti, inizia a leggere di tutto. La sua famiglia non le perdonerà mai di aver frequentato l’università e di aver lasciato il paese per vivere in una grande città, ma, nonostante tutto, sua madre viene a tenerle compagnia quando Lucy ha bisogno. Anni dopo, la donna, diventata scrittrice, racconterà la propria storia, l’unica che ha: l’amore per la propria famiglia, un amore mutilato, forse non sempre ricambiato, ma pur sempre amore.



mercoledì 10 agosto 2016

Non è la fine del mondo - Alessia Gazzola


Titolo: Non è la fine del mondo
Autrice: Alessia Gazzola
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 219
Prezzo: 15 euro 
Ebook disponibile (9.99 euro)


Emma De Tessent ha trent’anni e lavora come stagista in una casa di produzione cinematografica a Roma. Ama molto il suo mestiere, ma, proprio quando spera di ottenere un contratto a tempo indeterminato, viene licenziata. Dopo alcuni colloqui infruttuosi, si rifugia in un negozio di abbigliamento per bambini di proprietà di una soave signora, che è anche madre dell’affascinante direttore di una casa di produzione molto intellettuale e un po’ snob. Fin qui, Non è la fine del mondo ricorda parecchio un qualsiasi romanzo rosa, genere peraltro molto amato dalla stessa Emma, “quelli che nessuno legge ma, chissà perché, non conoscono crisi”. Gli elementi ci sono tutti: una fanciulla sognatrice, un uomo affascinante e misterioso, un enigmatico scrittore giapponese, perfino un romantico villino con i glicini che Emma vorrebbe acquistare, prima o poi (stipendio permettendo). Ammetto di non essere una grande fan dei romanzi sentimentali, che trovo prevedibili come la ressa al supermercato il sabato pomeriggio, però volevo leggere qualcosa di non troppo impegnativo e mi erano piaciuti gli altri romanzi della Gazzola, quindi ho deciso di provare. Devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita: Non è la fine del mondo è senza dubbio una commedia romantica, ma non è banale. La trama è tutto sommato plausibile e i personaggi sono ben costruiti - in particolare, ho trovato interessante Tameyoshi Tessai, un romanziere che Emma cerca di convincere a cedere i diritti del suo libro più bello per una trasposizione cinematografica. Fra i due nasce un’amicizia imprevedibile e, proprio grazie agli insegnamenti di Tessai, Emma capirà qual è la via giusta per lei.

Alessia Gazzola lascia per il momento il tetro istituto di medicina legale che faceva da sfondo alle avventure di Alice Allevi e ci propone un romanzo un po’ più complesso, dove le relazioni umane, già presenti nelle storie dell’Allieva, hanno un ruolo determinante. Non definirei Non è la fine del mondo un capolavoro, ma è senza dubbio un libro ben scritto, scorrevole, che lascia qualche interrogativo su cui riflettere. Credo che la Gazzola abbia delle buone potenzialità e spero che in futuro possa sfruttarle appieno. 




lunedì 2 maggio 2016


Chesil Beach - Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 136

Prezzo:  11 euro


Inghilterra, 1962. Florence e Edward, poco più che ventenni e innamoratissimi, si sono sposati poche ore fa e stanno cenando da soli nella località di mare che hanno scelto per la luna di miele. In realtà, non hanno molta fame, ma si sforzano di mangiare le vivande portate dai camerieri dell’albergo, mentre si guardano negli occhi, si ripetono a vicenda che si amano ed entrambi pensano ad altro. Alla stessa cosa, a dire il vero, ma da due punti di vista diversi. Florence, violinista di buona famiglia, immagina con terrore il momento in cui il suo sposo vorrà spogliarla. Edward, studioso di storia e figlio di un maestro di paese, teme di non riuscire a contenersi e di non essere in grado di decifrare i segnali che gli manderà il corpo della moglie, corpo, che, a essere onesti, lui conosce ben poco. All’epoca parlare di questioni sessuali era, come scrive McEwan, “semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai”. La narrazione alterna capitoli ambientati nel presente ad altri in flashback nei quali il lettore scopre come è nata e si è sviluppata la relazione fra Edward e Florence: le passeggiate in campagna, i soggiorni di lui a casa di lei, durante i quali vivono sotto lo stesso tetto ma dormono in camere separate, le lunghe ore in cui Edward la guarda suonare e aspetta paziente che Florence si avvicini, mentre fuori il mondo si sta preparando a cambiare per sempre.

Chesil Beach è, ovviamente, un romanzo sul dialogo amoroso e sulla capacità di adattarsi ai ritmi dell’altro, al suo respiro ora lento e ora affannoso. Ma ci racconta anche come i giovani innamorati sono capaci di parlare di tutto senza dirsi ciò che è davvero importante e come possano amarsi senza sospettare dell’esistenza di parti in ombra nel cuore della persona amata. L’autore ci fa entrare nella relazione di questi neosposi quasi in punta di piedi: come guardoni, li spiamo dalla finestra dell’albergo e anche noi percepiamo la tensione fra di loro. Ma la scrittura di McEwan è sempre misurata e serena: è un mosaico di pezzi dai colori chiari in perfetta armonia (e direi che è d’obbligo ringraziare Susanna Basso, la sua voce italiana). Niente stride, come nelle sinfonie di musica classica tanto amate da Florence, fino al momento in cui marito e moglie dovranno parlarsi in totale sincerità.



venerdì 18 dicembre 2015

Libri per Natale


Secondo me, regalare libri non è facile, a meno di non conoscere molto bene i gusti del ricevente. Mi è accaduto di consigliare con entusiasmo dei libri e poi sentirmi dire “Mah, a me non è piaciuto granché”. Credo che il libro sia un regalo piuttosto soggettivo, ma è comunque uno dei più gettonati per Natale, anche perché, diciamolo, è possibile cavarsela con una spesa di dieci o quindici euro. Ecco dunque qualche suggerimento se pensate di comprare in libreria i doni natalizi.



L’amica allegra e alla moda

Un buon romanzo per l’amica che segue tutte le mode e affronta sempre le avversità a testa alta? Zia Mame (trovate la mia recensione qui). Racconta le avventure di una ricca e bella signora un po’ svitata ma molto, molto simpatica. In alternativa, potete provare uno dei romanzi di Madeleine Wickham, il vero nome di Sophie Kinsella. Non li definirei capolavori, ma sono letture gradevoli che non risultano pesanti. A me erano piaciuti soprattutto La signora dei funerali e La compagna di scuola.


Il nipote adolescente

A quindici anni mi era piaciuto tantissimo Il giovane Holden. Se lo leggessi ora, magari non mi coinvolgerebbe così tanto, ma allora mi ero immedesimata molto nel protagonista. Fra l’altro, di recente è uscita una traduzione nuova per Einaudi (traduzione di Matteo Colombo e revisione di Anna Nadotti). Altrimenti, ho trovato molto carino Dov’è finita Audrey, della Kinsella: è la storia di un’adolescente alle prese con un periodo piuttosto brutto. È un romanzo molto delicato e per buona parte del libro non ci viene spiegato cosa è accaduto alla protagonista, che non esce più di casa e indossa sempre gli occhiali scuri. Verso i sedici-diciassette anni, infine, avevo apprezzato Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi. Come per Il giovane Holden, non so quanto mi piacerebbe se lo leggessi adesso, ma in quel momento capivo bene le ansie e le paranoie adolescenziali del protagonista.


L’amico trentenne con il contratto a tempo determinato

Una graphic novel di Zerocalcare (qui la recensione di La profezia dell’armadillo). 



L’anglofila

Avete un’amica che conosce perfettamente la storia del Regno Unito e ogni pomeriggio prende il tè alle cinque? Una che sogna di trasferirsi a Londra o Edimburgo, magari in un’antica dimora nobiliare? Ecco qualche suggerimento:
Ai piani bassi (recensione). Attraverso il racconto della vita non facile di una ragazza che inizia giovanissima a lavorare come sguattera e si trasferisce a Londra a sedici anni, ripercorriamo il conflitto di classe e i cambiamenti portati dalla Seconda Guerra Mondiale.

Eco (recensione). “In silenzio e a passo cadenzato, il maggiordomo andava e veniva dalla tavola del tè portando pane integrale imburrato, focaccine dorate e croccanti, miele di erica e dolce allo zenzero”. Ambientato in un castello scozzese, questo romanzo racconta le vicende di una famiglia piuttosto peculiare, i cui equilibri vengono scombussolati dall’arrivo di una parente francese.

Il ritorno del soldato (recensione). Un’impietosa e raffinatissima analisi dei rapporti interpersonali, sullo sfondo di un’elegante villa inglese.


L’amica che non trova l’uomo giusto

Provate con la racconta di racconti Sono pazza di te (ma fino a un certo punto) della Morpurgo (recensione). L’autrice descrive un campionario di uomini affetti da varie manie e suggerisce che se una relazione ci fa stare solo male forse dobbiamo farci qualche domanda. 


L’amante degli animali

Alcuni anni fa avevo letto Io e Marley (da cui poi è stato tratto il film omonimo), la storia di una famiglia alle prese con un Labrador disobbediente e testardo, ma incredibilmente simpatico. Ho visto che poi sono usciti vari altri romanzi sulla falsariga di Io e Marley, c’è solo l’imbarazzo della scelta.


Il bibliofilo: adora i libri e ha letto di tutto

Qui si va sul difficile. Potreste provare con La biblioteca di Babele o L’Aleph di Borges… oppure un meno fantasioso buono acquisto di una libreria J